L'ETRUSCO
PORSENNA
Versus MUZIO SCEVOLA
Porsenna (fine VI secolo a.C.), re, o meglio
lucumone, di Chiusi, secondo la tradizione, accorse in aiuto di Tarquinio il Superbo che era stato cacciato da Roma.
Secondo la leggenda romana, assediò Roma, ma, pieno di ammirazione per gli atti di
valore di Orazio Coclite, di Muzio
Scevola e di Clelia, desistette dal conquistarla, ritornando a Chiusi.
La leggenda è stata probabilmente creata ad arte dagli storici romani dell'età imperiale, Tito Livio
e Tacito, per nascondere la disfatta romana contro gli etruschi di Porsenna;
infatti secondo un'altra versione, più attendibile, egli invece occupò Roma e la
dominò a lungo. (http://it.wikipedia.org/wiki/Porsenna)
Muzio Scevola (Mutius Scaevola), il cui vero nome era
Muzio Cordo, è il protagonista di una famosa leggenda romana. Si narra che
nel 508 a.C.,
durante l'assedio di Roma da parte
degli Etruschi comandati da Porsenna, proprio mentre nella città cominciavano a scarseggiare i viveri,
un giovane aristocratico romano, Muzio Cordo, propose al Senato di uccidere il
comandante etrusco. Non appena ottenne l’autorizzazione, si infiltrò nelle linee
nemiche e, armato di un pugnale, raggiunse l’accampamento di Porsenna, che stava
distribuendo la paga ai soldati. Muzio attese che il suo obiettivo rimanesse
solo e quindi lo pugnalò. Ma purtroppo sbagliò persona: aveva infatti
assassinato lo scriba dell'etrusco.
Subito venne catturato dalle guardie del comandante, e, portato al cospetto
di Porsenna, il giovane romano non esitò a dire: "Volevo uccidere te. La mia
mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore". Così mise
la sua mano destra in un braciere dove ardeva il fuoco dei sacrifici e non la
tolse fino a che non fu completamente consumata.
Da quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il nome di
Muzio Scevola (il mancino).
Porsenna rimase così tanto impressionato da questo gesto, che decise di
liberare il giovane.
Muzio, allora, sfoggiò la sua astuzia e disse: "Per ringraziarti della tua
clemenza, voglio rivelarti che trecento giovani nobili romani hanno solennemente
giurato di ucciderti. Il fato ha stabilito che io fossi il primo, e ora sono qui
davanti a te perché ho fallito. Ma prima o poi qualcuno degli altri
duecentonovantanove riuscirà nell’intento". Questa falsa rivelazione
spaventò così tanto il principe e tutta l'aristocrazia etrusca al punto di far
loro considerare molto più importante salvaguardare il futuro del re di Chiusi
piuttosto che preoccuparsi del destino dei Tarquini.
Sempre secondo la leggenda, così Porsenna prese la decisione di intavolare
trattative di pace con i romani, colpito positivamente del loro valore
(http://it.wikipedia.org/wiki/Muzio_Scevola)
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L'ETRUSCO
Porsenna (fine secolo VI a.C.), re etrusco di Chiusi, o meglio lucumone, secondo la tradizione accorse in aiuto di Tarquinio il Superbo che era stato cacciato da Roma. Secondo la leggenda romana, assediò Roma, ma pieno di ammirazione per gli atti di valore di, tra gli altri, Muzio Scevola, rinunciò alla... Continua....
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